succede che:

la vita è strana.
Succede un giorno, come tanti altri, sempre uguali, colmi di tristezza
succede che un giorno qualunque non ce la fai.
Succede che in quel giorno qualunque
fai qualcosa che non avresti fatto mai.
Succede che in quel giorno qualunque
chiedi aiuto.
Succede che in quel giorno qualunque
un Angelo risponda.
Succede che in quel giorno qualunque
in quell’Angelo trovi casa.
Succede che a partire da quel giorno qualunque
non segue più un giorno qualunque.
Succede che un giorno,
diverso dagli altri, succede che ti senti felice.

attimi di …

parole & pensieri, dettati da ritorno senza mai vera partenza.

Eccomi qui, raggomitolata su me stessa a raccogliere pensieri che tentano la fuga.
Riflessioni, il tempo che passa ma alcune cose restano.
Restano i miei bambini, coi loro magici sorrisi sdentati,
le loro vocine che accompagnano quei faccini felici quando chiamano “mamma”,
i loro corpicini, piccolini, quando nella notte si stringono a me per sentire vicinanza.
Resto io con loro, aggrappata con unghie e denti alla loro infanzia,
a quel tempo troppo breve che ci resta per continuare ad essere una sola creatura, fatta di mamma e loro.
Resta la magia della vita, che ti regala persone che restano.
Restano perché non lo sai tu e non lo sanno nemmeno loro,
ma restano, perché quel qualcosa che unisce esiste,
ed è un potente collante, in grado di resistere a qualsiasi incomprensione.
Resto io con loro, perché le alchimie e le affinità sono un dono,
che mai dovremmo sprecare né trattare con sufficienza.
Resta la pelosità della mia creatura, fedele a me ed a me soltanto,
perché da me riceve tutto l’amore di cui ha bisogno.
Resto io con lui, perché è il mio miglior amico,
l’unico che sappia tutto di me, che conosca il ritmo del mio respiro
e l’intensità del mio pianto.
Che senza di lui, la mia vita, mancherebbe di una zampa.
Resti tu, perché?  è la risposta che meno mi so dare.
Ho solo una lunga lista di forse
Forse
Resti perché tengo a te, perché tu tieni a me,
perché abbiamo libri che ci legano e storie che ci raccontano.
Resti perché siamo stati lo stesso respiro,
perché ancora lo saremo,
perché nel tuo abbraccio io trovo casa
nel mio tu trovi sollievo,
per il Karma che ci lega,
per il destino che gioca,
per il caso che accade,
per i sogni comuni.
Resto io con te,
perché i forse che racconto a me stessa altro non sono che le mie sole certezze.
Resto io con te, perché tu mi salvi da ciò che non è vita,
e mi regali un tempo in cui io posso essere io, senza il resto del mondo.

 

 

 

my dream

“mamma, ma la tua macchina non è una macchina per andare ad una festa. Questa è per una festa (indicandone una blu, non so cosa fosse), questa sì che è una macchina figa, ma la tua mamma….”

Intanto la mia macchina ti porta in giro dove i tuoi piedini non hanno voglia di arrivare… e già, dovresti renderle omaggio invece di offenderla.
Ma poi, a chi importa che la macchina sia bella, brutta, vecchia o che?
Se le persone che frequento mi misurano per la macchina che ho, meglio cambiar amicizie io penso.
E le cose, cosa sono le cose se non solo “cose”?
E chi sono le persone che danno importanza alle “cose”?
Sarà che io sono strana, ma secondo me,
fin da bambini, la prima cosa che dovrebbero insegnarci è
“l’inutilità delle cose”.
A cosa servono la maggior parte degli oggetti che possediamo se non a niente, assolutamente a niente?
Ne abbiamo le case piene, magari sono anche accessori costosi, messi lì, solo per appagare l’occhio di qualcuno.
Per come la vedo io, la casa per essere bella, deve avere un giardino.
La parte più della di una casa sono gli spazi esterni.
La casa deve chiamarti a stare fuori, all’aria aperta.
Ha ragione mia figlia,
“la casa è bella solo se ha un giardino per costruirci una casetta sull’albero”,
altrimenti sono solo muri e stanze e cose che non usi, salvo quelle davvero indispensabili, che poi, ad essere sinceri, sono veramente poche.
Allora chiudo gli occhi ed esprimo un desiderio:
“una casa in mezzo ad un campo, dalla finestra si vedono solo cielo e prato, e campagna e ancora prato, e magari, ma sarebbe forse chiedere troppo il mare.
Tre cani e un po’ di gatti liberi di gironzolare.
Un’altalena in giardino, ed una casa sull’albero.”
E la macchina?
Anche una vecchia andrebbe benissimo, la sola cosa che conta è che funzioni.
E dentro casa?
Il minimo indispensabile.
Anche perché, le cose si rompono, soprattutto a casa mia.

 

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lacune

Esistono carenze a cui non è possibile porre rimedio,
mancanze che non hanno soluzione.
La perdita di qualcuno di importante, l’assenza o la mancanza di amore.
Quando le lacune sono tanto profonde,
da lasciare solchi, la cicatrice non sarà mai visibile.
Quel vuoto non lo si potrà mai colmare.
Quelle come me, quelle a cui è mancato l’amore,
quelle che non si sono mai sentite amate abbastanza,
non sanno fare altro che amare.
Dare fino a che le energie non si esauriscano,
e dare e dare, dare fino a che da dare non resti più nulla.
Quelle come me, sono quelle che amano a dismisura i muri,
perché l’eco dato dal non ritorno è l’unico amore che abbiano mai conosciuto.
O forse, siamo troppo complicate,
perché un amore che non lo si debba rincorrere,
non lo sapremmo gestire, perché lo temiamo,
perché non crediamo di meritarlo,
perché forse, più di tutto, se solo sfiorato,
vivremmo nel terrore di perderlo.

afrodite

La lettera secondo me

 

Voglio in questa lettera dirti ogni cosa, che tu sappia tutto e che tu conosca ogni singolo mio pensiero. Esprimere ogni sensazione, emozione e passione che tengo nascosta dentro,  che cerco talvolta di soffocare, per non apparire eccessiva, per non azzardare. Ma bisogna che tu sappia e comprenda quanto tu sia oggi e da tempo l’oggetto del mio desiderio. Voglio che tu lo senta a tal punto da sentirti tu stesso pervaso  dalla mia stessa follia, incontenibile, incontrollabile, ingestibile passione. Che tu non abbia fatto nulla o tutto per scatenarla non ha importanza. Ha invece valore il fatto che esista, che io sia fremente di questo desiderio di averti, toccarti, sentirti, di respirare con la mia bocca sulla tua e trattenere in quel respiro, in quel soffio del tuo fiato tutto quanto possa rubare in te, da te. Così da averti dentro il più possibile, e sentirti bruciare nel petto, come fossi un fuoco e sentire e vivere la sensazione di questo incendio che divampa diramandosi in ogni fibra di me, dal volto arrossato, dalle cosce in fiamme che reclamano te, il tuo tocco, la tua essenza e la tua linfa che attraverso la mia intimità giunga fino al cuore e che lo trafigga, passandolo da parte a parte come una lama di coltello affilata.
Non voglio parole dolci, non voglio coccole o effusioni, voglio la tua passione, quella che hai dentro, che nascondi nel profondo, voglio vederla e toccarla, voglio sentirla esplodere per me, per noi, per quello che possiamo essere stando insieme. Voglio amarti, voglio raggiungerti in ogni angolo. Voglio bendarti gli occhi, per amarti come fossi cieco, come se a parlarti fossero i soli sensi. Voglio sentirti rabbrividire al mio tocco, vederti fremere di desiderio per me. Questa è la passione che provo, che sento e che voglio non si spenga mai, né che si attenui, voglio mantenerla viva, riaccenderla ancora di nuovo. Mi sento pervasa da una tale follia, di cui non credo tu sia in grado di comprenderne la misura. Una follia da rendermi incontrollabile, capace di ogni cosa, con te mi sento audace, istintiva, bollente. Sarà per via delle profonde corde che hai sfiorato in me, mi sento come risvegliata da un torpore nel quale non voglio più tornare. Mi sento viva come mai in vita mia, e che tu lo comprenda o meno sei stato tu a scatenare tutto questo. A risvegliare i miei sensi, i miei istinti più veri. Sono folle, letteralmente folle di te, di noi, di quell’essere potente a cui insieme diamo forma, a cui diamo vita. Vorrei fossi qui, ora accanto a me, ancor più che accanto, dentro, nell’anima nel corpo e nella gola. Vorrei che in un battito d’ali io possa averti qui, che il resto scompaia, si annulli e che il tempo per il mondo si fermi. Vorrei in quel tempo immobile che fossimo solo noi due, liberi di essere noi, di esseri nudi uno nell’altro, una nudità che sia dell’anima, spogliati da ogni vergogna, da ogni paura ed insicurezza. Voglio sentirmi tua, voglio dirti sono tua, voglio urlarlo nel momento del piacere, per poi sussurrarlo al tuo orecchio come fosse una carezza, un bisbiglio che ti giunga come da lontano, da un altro tempo. Voglio i segni sul mio corpo, di quel possesso che io stessa reclamo, di cui ho bisogno, che bramo. Voglio che questa follia si impossessi anche di te, così che tu possa fissare i tuoi occhi nei miei, stringendomi forte, per sussurrarmi a fior di labbra che io devo essere tua, perché tale mi sento, e perché tale voglio essere. Come tu sarai e sei mio, più di quanto tu sia mai stato di qualsiasi altra donna, sarò l’ultima, sarò definitiva. Incendierò con lo sguardo il solo pensiero che avrai per qualsiasi altra donna. Ti priverò del tempo e delle energie affinché tu non possa e non abbia esigenza di un altrove. Sarai mio, come io tua.
Tua.
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AMORE

L’amore e solo l’amore,
quello delle frasi romantiche, quello degli occhi negli occhi,
quello del non ti lascerò mai, quello dei tramonti e delle cene a lume di candela
è di una noia MOR-TA-LE.
L’amore deve accendere, incasinare, spettinare i capelli,
sconvolgere i sensi, far dubitare di tutto e di se stessi.
L’amore ti deve stravolgere,
infiammare l’anima ed i sensi,
deve spingerti oltre i tuoi stessi limiti,
rendendoti capace di realizzare l’impossibile.
L’amore deve togliere il sonno,
e generare l’incanto.

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desideri/o

Ti voglio ora
ti voglio spettinato scompigliato incasinato
ti voglio arrabbiato imbronciato taciturno
ti voglio geloso possessivo oscuro
ti voglio felice sorridente allegro
ti voglio silenzioso pensieroso cupo
ti voglio malinconico triste distratto
ti voglio addosso sopra  sotto accanto
Ti voglio con me.

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il delta di venere (A.N.)

Quando si trovarono da soli nella stanza, con un letto immenso pesantemente intarsiato, Elena uscì sul balcone, e lui la seguì. Sentì che il gesto che lui avrebbe fatto sarebbe stato di possesso, un gesto a cui non si poteva sfuggire. Attese, ma quel che accadde non se l’era aspettato.
Non era lei che esitava, ma quell’uomo, la cui forza autoritaria l’aveva portata fin lì. Le stava di fronte improvvisamente fiacco, goffo, con lo sguardo impacciato. Con un sorriso disarmante le disse: ‘Lo sai, vero, che sei la prima donna vera che abbia mai conosciuto, la prima che io possa amare. Ti ho forzato a venire qui, ma ora voglio essere sicuro che tu vuoi essere qui. Io…’.
Alla rivelazione della sua timidezza, Elena fu immensamente commossa, e provò per lui una tenerezza che non aveva mai conosciuto. La sua forza si inchinava davanti a lei, esitava davanti alla realizzazione del sogno che era nato tra loro. La tenerezza la invase, e fu lei ad avanzare verso di lui e a offrirgli la bocca.
E allora lui la baciò, con le mani sul suo seno. Elena sentì i suoi denti, sulla gola, dove pulsavano le vene mentre lui la baciava tenendole le mani intorno al collo come se volesse staccarle la testa dal resto del corpo. Elena fu invasa dal desiderio di essere posseduta interamente. Lui la svestì baciandola e gli abiti le caddero intorno, mentre stavano in piedi a baciarsi. Poi, senza guardarla, la portò sul letto, con la bocca ancora contro il suo viso, la gola, i capelli

kiss

lovando

If I love you and you love me
we have a nice problem.
But isn’t a problem
if I love you and you love me.

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Cara amica,

posso intuire, cercare di capire il tuo disagio e la tua sofferenza.
Ma non riuscire davvero a comprenderle, ognuno di noi ha il suo vissuto, il suo passato, la sua storia e
ad ognuno appartengono le proprie ferite e le proprie lacrime.
Quello che solo riesco, e posso dirti, è che non c’è ragione che valga l’interruzione della vita.
Potrei stare qui a dirti quanto sei carina, anzi, bellissima, e quanto la vita sia bella e piena di sorprese.
Ma la verità è che la vita è un casino, più vivi più ti ritrovi circondato da vite piene di disastri,
ogni giorno sfiori l’infelicità di qualcuno, tocchi la tristezza di chi ti sta accanto, dovendo imparare a sopravvivere a tutto questo, aggiungendo ad esso la tua tristezza, il tuo dolore, e talvolta, un peso simile è difficilmente sopportabile. Oggi ho scoperto che abbiamo un dolore che ci accomuna, la perdita di casa, la perdita dell’affetto più sicuro che avevamo, la nonna. Da allora i nostri mondi sono andati confondendosi, abbiamo perso la misura della felicità, abbiamo imparato a vivere sorridendo senza però più provare la sensazione di sicurezza, di famiglia, di casa. Siamo entrambe senza un luogo in cui tornare, non abbiamo un rifugio, qualcuno a cui domandare aiuto quanto le difficoltà si fanno opprimenti.  Questo tuo dolore lo comprendo, in ogni sua sfumatura, in ogni lacrima che hai versato e che ancora a lungo, forse per sempre verserai. Sarà una realtà con cui spesso sarà difficile convivere, e ti confesso che anche a me talvolta è accaduto di perdere fiducia nel futuro, nella possibilità di trovare nuovamente casa, pensando che forse, sarebbe stato meglio finirla qui. Che forse, sapere che qualcuno mi avrebbe pianto, sarebbe stato di sollievo. Poi ho pensato, a quante cose belle mi siano accadute, nonostante alcune di quelle siano oggi causa di tristezza, ma ecco, se avessi posto fine alla mia vita, tutte quelle esperienze non le avrei vissute, quelle emozioni non le avrei provate. E Dio grazie che le abbia vissute. Oggi posso dire con assoluta certezza che non so cosa riservi il futuro, che talvolta sono sorprese, sono magiche sorprese, non puoi sapere quando accadranno, come e in cosa consistono, ma che vale la pena continuare ad esistere perché è solo questione di tempo, prima o poi, accadranno di nuovo.
Ti voglio bene cara amica

VIVERE