pane & tulipani

Rosalba, da quando lei è partita la vita è una palude
la notte mi tormenta e il giorno mi delude
se ho fatto questo viaggio vi è un’unica cagione 
che lei torni ad illuminar la mia magione. 

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sogno narrativo 08.02.18

Il freddo era pungente, quasi doloroso penetrava fin dentro le ossa.
L’aria ghiacciata, ogni folata colpiva in viso come una violenta sferzata,
ed una lama gelida sembrava attraversare il corpo dalla testa ai piedi.
Mentre il gelo e la pioggia fuori imperversavano, i due amanti, avevano il loro rifugio.
Rivestiti entrambi della pelle dell’altro, persi in un tempo che esisteva al di fuori del tempo stesso,
nella verità di un istante che a solo loro poteva appartenere, segreto al resto del mondo.
Loro stessi prolungamento del corpo dell’altro. Uniti per un istante eterno,
nel quale tempo e distanza mai sarebbero entrati, mai nulla avrebbe macchiato la perfezione
di quell’infinito breve tempo perfetto.
A scaldarli, il calore di un camino, che con la sua luce fioca e calda
illuminava la stanza producendo ombre danzanti, come fantasmi con occhi fissi sui due amanti,
accesi dal fuoco che scorreva nelle loro stesse vene, che inesauribile sembrava rinnovarsi,
per mai spegnersi. In sottofondo il solo crepitio del fuoco, l’ansimare dell’amore,
il respiro affannoso, i gemiti, le vibrazione dei corpi, uniti in uno stesso battito.
I corpi dei due amanti, distesi su un tappeto grande quel tanto per accoglierli entrambi,
quasi volerli avvolgere, unendoli in un caldo abbraccio.
A coprirli i rispettivi corpi, alternandosi in una seconda pelle per scaldare l’altro.
Ora lui giaceva sopra di lei, immobile, appagato,
i loro visi a poca distanza l’uno dall’altro, divisi da un sottile soffio d’aria.
Lui le sfiorò le labbra con un dolce bacio, poi con la lingua le disegnò i contorni della bocca.
Lei rispondendo al richiamo della natura  più vera di donna,
schiuse le labbra al tocco della sua lingua, così che lui potesse baciarla.
Le bocche avide si unirono in un bacio eterno che avrebbe suggellato un sentimento
intenso e folle, nel quale entrambi si domandavano se il tempo si sarebbe mai intromesso,
o anch’esso, affascinato dal sentimento, li avrebbe graziati per sempre,
rendendoli eterni.
O se al contrario, duro ed implacabile, avrebbe giocato il suo ruolo di padrone,
separando corpi e cuori, generando distanze incolmabili.
Il bacio interminabile si caricò di passione, le due bocche aperte si cercavano,
le lingue impegnate in una danza distraevano gli amanti dal tocco delle rispettive mani.
Lei allargò le gambe per accoglierlo, lo voleva ancora,
nuovamente, voleva sentirlo affondare in lei, voleva che la penetrasse con forza, intensamente.
Come a voler lasciare in lei un marchio indelebile di possesso.
Sollevò entrambe le gambe quanto più le fu possibile, voleva averlo tutto in sé, voleva che in lei si perdesse,
che in lei perdesse se stesso, la sua stessa anima ed il suo cuore.
Lui le sprofondò dentro, possedendola, amandola, vibrarono insieme,
allo stesso ritmo danzavano i due corpi,
ad ogni spinta lei rispondeva con movimenti decisi del bacino,
volti ad incontrarlo, ad averlo in sé. Voleva tutto di lui, non le bastava il suo corpo,
voleva la sua mente, i suoi pensieri, i suoi sogni, voleva entrare nella sua testa
per leggervi ogni pensiero, scavando a fondo nella sua anima.
Voleva che lui non avesse altro luogo in cui abitare, nessun altro che potesse chiamare casa.
Continuarono a muoversi così, sempre con più forza, più intensamente, in modo sempre più deciso,
mentre lui con le mani le stringeva i seni con tocco forte, a farle sentire che lei sarebbe stata sua,
mai di nessun’altro, mai in quel modo.
Fu così che la portò all’estasi, raggiunsero insieme il culmine del piacere,
mentre lei con le unghie affondava nella sua carne, come a volerlo trattenere,
per lasciare in lui un segno permanente.
Inarcò la schiena e rovesciò la testa indietro,
ed in preda ad una sorta di delirio fu colta da spasmi di piacere,
non poteva trattenersi, non poteva stare ferma, urlò con tutto il fiato che aveva in corpo,
fu un grido liberatorio, di gola, potente, urlò e si abbandonò,
mentre lui rilasciava in lei la sua essenza, fecondandole l’anima, ingravidandole la mente,
imprigionando per sempre i suoi sensi, incatenando i suoi sentimenti.
Si scostò da lei, abbandonandosi alla memoria del calore del morbido corpo di donna.
Rallentarono piano piano i battiti, il respiro tornò ad essere lento e regolare.
Il tempo degli amanti si concluse ed all’ennesimo rintocco tornò il freddo,
il gelo si insinuò nei corpi che invano cercavano rifugio nei pesanti cappotti,
ma il freddo, implacabile, come un terzo amante li riprese a sé.
Il tempo infinito dell’amore si era concluso, l’eternità si rivelava in quell’istante per ciò che era,
un tempo rubato, un micro mondo di sogni e fantasie, racchiuso in una preziosa ampolla dorata, isolato dal mondo esterno,
eppure reale. Il freddo riportò il tempo alla sua naturale consistenza,
riducendo il loro eterno istante ad un minuscolo granello di clessidra,
perso nello spazio tempo di una vita,
stampato nella memoria di un cuore dalla meccanica perfetta.

 

camino

hot

Abiti la mia mente ed i miei sensi come un’ossessione
dalla quale non esista via di scampo.
Notte e giorno mi tormenti,
sonno e veglia schiava di un desiderio folle,
languida giaccio ai piedi dei tuoi sogni.   
Mi vivi, nella pelle,
sei parte del mio stesso essere.
Hai sedotto la mia mente.
Corpo e sensi rispondono a tale richiamo,
così potente, da non poter essere ignorato
tantomeno mai più negato.
Voluttuosa come mai prima d’ora,
in balia del tuo desiderio, della tua passione,
di ogni tua segreta voglia.
Attendo il tocco delle tue mani che chiamando a raccolta
ogni desiderio esplorino curiose,
violandomi in ogni accesso.
La tua bocca appassionata,  
la tua lingua che senza sosta cerca, tocca, guizza,
ed ogni mia forza viene meno.
Posso solo abbandonarmi, totalmente,
affidarmi alle tue mani che sapientemente
sanno portarmi laddove tu vuoi che io arrivi,
oltre l’estasi,
totalmente incosciente del trascorrere del tempo,
persa completamente in te.
Sentire la tua carne affondare nella mia
con decisione trafiggendo l’anima
mentre la tua essenza invade il mio corpo,
espandendosi in me come materia.
Poi mi baci,
i tuoi occhi fissi nei miei,
riflettono ogni tuo gesto,
mentre mi baci,
la tua bocca sulla mia come un marchio.
Mi sognasti, mi incontrasti,
sin da subito, volevi fossi tua.
Con quel bacio mi inchiodi ad un destino
che tu fosti capace di vedere prima ancora che il tempo stesso nascesse.

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quando nasce un amore…

Lo incontrò forse quando ancora non era pronta. Non seppe cogliere quanto lui in realtà riconobbe sin da subito. Un legame nato al di la del tempo conosciuto, un ritrovarsi di anime affini perse in passati sconosciuti, ritrovatesi in un tempo presente. Fu più bravo di lei, nel riconoscere subito l’importanza di tutto questo. Lei, per quanto ne percepisse tutta la potenza, lo negò a lui e peggio, a se stessa.
Iniziò un corteggiamento infinito sin dal primo incontro. Le loro anime sapevano leggersi come nessuna mai. L’intesa era perfetta, l’attrazione di una tale potenza e prepotenza da non poterla negare, o fingere che non esistesse. La passione era palpabile. La loro menti, da sempre legate in un unico respiro. Eppure lei non voleva vedere tutto questo. Persa in chissà quali ricerche, forse la sola unica vera e sensata, la ricerca di sé, di chi fosse e dove fosse finita in quella vita, nella quale non si ritrovava più. Perse tutti i punti di riferimento, perse la via, nuova, risvegliata in un mondo sconosciuto ignara di come avesse potuto vivere quell’esistenza fino al giorno prima. Lui era un maestro, sapeva esattamente come fare per arrivare a lei. E lo fece. Entrò nella sua vita con una tale decisione, con una tale forza di volontà, quasi a sapere che lei non ci fosse alternativa. Che quella fosse la sola ed unica strada possibile per due anime dall’incastro tanto perfetto. Lei temeva la potenza di questa unione, le possibili conseguenze, cosa avrebbe comportato qualora le avesse dato vita. Una paura inconscia, eppure una paura immensa. Lui così grande, in tutti i sensi in cui un uomo possa essere percepito e visto grande, lei così piccola, nel suo non sapere nulla, nel suo non conoscere il mondo, la vita. Lei, che da sempre imparò a far da sola, perché mai avrebbe dovuto smettere di vivere nell’unico modo mai conosciuto? Perché mai avrebbe dovuto abbandonarsi a qualcosa che le chiedeva di accantonare l’armatura quando questa era l’unico indumento con il quale visse la sua intera esistenza. Ma c’era qualcosa di immenso, poteva percepirlo, quell’affinità di sensi, quella fantasia capace di accomunarli, forse troppo potente per permettere che si manifestasse.
Non era pronta alle conseguenze. Ed in quell’incertezza si perse totalmente. Ma lui, lui… con una forza incredibile non rinunciò, lui, consapevole e certo di quanto invece lei ci fosse, perseverò nel suo intento. Adeguando sé stesso, la propria pelle, le proprie aspettative. Certo che avrebbe accettato qualunque compromesso pur di averla vicino, ignaro, o forse non del tutto, che fu proprio questa accettazione, questa libertà a lei concessa di essere, che la spinse nella sua direzione, verso quanto invece lui voleva, quanto avrebbe voluto da lei e desiderato per entrambi.
Giorno dopo giorno, instaurò in lei una profonda fiducia, fu il suo esserci sempre, la sua presenza dolce e senza pretesa alcuna. Il suo desiderio infinito di averla. Lei, lo amava già, più di quanto potesse pensare. Il bisogno di raccontarsi, di parlare con lui, di condividere con lui vissuto ed esperienze. Si domandava sempre cosa stesse facendo, con chi stesse trascorrendo il tuo tempo, se ci fosse un’altra donna che amava, una donna che non ero lei a scaldare le tue notti ed il suo corpo. Ad annebbiare la sua mente. Se ci fosse un’altra donna a destare i suoi sensi. Eppure con violenza, rimuoveva tali pensieri. Relegandoli ad un angolo dell’anima, non consentendo loro di esprimersi. Ma questo modo generava rabbia, gelosia che riversava su di lui. Gelosa lei, geloso avrebbe dovuto essere tu. Pazzo e folle di gelosia per lei.
Folli forse l’uno dell’altro, più di quanto ne potessero avere percezione entrambi.
Lui impazziva, e lei lo sapeva, forse un gioco perverso, complice il bisogno della rassicurazione che quella follia mostrava, eppure un modo così tanto lontano da entrambi, dal loro vero essere, dal loro divenire che giorno dopo giorno prendeva forma. Involontariamente ed inconsciamente generarono un “noi”.
Furono mesi, anni trascorsi in quest’altalena di scelte non fatte, rimandate, negate, di sentimenti sfiorati, sentiti ed alimentati, poi nuovamente negati. Una trottola a cui solo un uomo così poteva essere in grado di resistere, perché sapeva, ed evidentemente più sicuro di sé di quanto lui stesso credesse o mostrasse. Il solo rammarico, quanto tempo ci volle per comprendere. Non si sa cosa scattò, cos’avvenne, nessuno saprebbe dirlo, se non quanto lei gli confessò, si doveva solo saltare, permettere che fosse quando era destinato ad essere.
Ed avvenne, i sentimenti lasciati liberi di mettersi in gioco, di vivere e di lasciarsi vivere, generarono un’onda d’urto imprevedibile, risvegliando sensi e passioni di una tale forza vitale da lasciare entrambi storditi.
La capacità di comprendersi, di essere nell’altro, anticipandone i desideri, condividendoli.
Si lasciarono travolgere da sentimenti e passione, ora lei è beatamente schiava d’amore e desiderio. Un desiderio che non lascia tempo per altro, un desiderio capace di alimentarsi al solo pensiero di lui, di quel “noi” di quello che sono ora stando insieme. La capacità di lui, di guardarla e leggerle dentro, fin nel profondo, e la totale fiducia in lui, le esaltano i sensi, liberandola di ogni inibizione, condizionamento. Questa passione non sarebbe tale, così selvaggia e libera se non ci fosse fiducia totale, in quel noi, in quella creatura a cui insieme hanno dato vita. Il suo dono innato, la sua capacità di sconvolgerle i sensi solo con una parola, solo con il tono della voce, evocando immagini, il suo modo diretto di raccontarle l’amore con lei, il suo modo così spudorato ed appassionato di dirle ciò che vuole e come. Lui così instancabile, la sua energia inesauribile, il suo desiderio di possederla insaziabile. La sua risposta, la volontà di appartenergli, di cedere alla passione, di viverla, di lasciare che essa trascini entrambi spingendoli oltre i limiti concessi all’immaginazione, scoprendo di volta in volta che la realtà ha il potere di superarla, di arrivare dove non sapevano e non sanno ancora. Liberi di vivere un amore che non ha precedenti, fiduciosi nell’abbandono da parte di entrambi, un abbandono totale, che li spinge inevitabilmente uno nell’altro, unendosi in un unico gemito di piacere, fusi entrambi nello stesso corpo, con le anime che invocano tale fusione, uniti nell’estasi e disponibili sempre alla scoperta di un oltre che ancora non conoscono, ma che giorno dopo giorno si mostra loro.
Averlo dentro di sé, altro non esiste, averlo nella pelle, nella carne, nella condivisione del loro sapore frutto di una notte di amore. Nella ripresa continua e costante di un desiderio che sembra non aver fine, che nell’odore, nell’altro, nel tocco  e nell’intimità dell’altro nasce ancora, nuovamente, ancora più selvaggio, ancora più libero, ancora più folle.
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addio all’anno degli addii…

Troppi addio nel corso di così pochi mesi, giorni…
tutto così ravvicinato, senza neppure avere il tempo di stare in qualche modo in piedi.
Cara nonna, questa volta non credevamo saresti andata via davvero,
questa volta non ti abbiamo persa seriamente,
e tu sei volata via in silenzio, nel sonno.
Ma andando via hai lasciato dietro di te così tanto amore,
da lasciare in tutti un gran sorriso.
Cara Andrea, per te non ci sono e non bastano parole,
nove anni sono troppi pochi, per te, per la tua mamma,
la tua è una morte ingiusta, senza senso, senza rimedio.
Abbiamo tutti con la tua mamma, pregato, sperato,
ci siamo uniti per tentare di tenerti qui,
non è servito a nulla, tu sei volata via, quando appena avevi cominciato a vivere.
Forse la ragione era questa, riunire tutti in un grande cerchio dell’amore,
ed avere occasione di toccare con mano un amore immenso,
quello che ha potere di unire ed annullare distanze.
Cara Maestra,
che dire… sei stata la mia prima insegnante.
Ero così piccola, e tu eri così bella.
I tuoi capelli corvini, con le onde, tantissimi,
gli occhi scuri, i lineamenti dolci, ed eri così buona,
ci volevi bene. MI volevi bene!
Sono stata nella tua prima classe, con me iniziasti ad insegnare,
ed ironia della sorte,
mio figlio nell’ultima classe in cui insegnasti.
Prima che ti ammalassi.
Ricordo quanto iscrissi mio figlio alla materna,
la stessa scuola che a suo tempo frequentai io,
di cui avevo ancora tanti ricordi.
Ricordo di averti vista, lì in piedi, di fronte alla classe dei viola.
Ricordo di essermi avvicinata a te e dissi “ma… sei tu?”…
eri identica ad allora, identica….
E tu, dapprima incerta, poi con un sorriso immenso
“non posso crederci… “ mi abbracciasti.
Fu così emozionante, e sapere che saresti stata dopo la mia insegnante,
quella di mio figlio, ancor più emozionante.
Lo raccontavi a tutti, “sono stata la sua maestra…”
ed era incredibile, ricordavi un sacco di cose che io avevo dimenticato.
Poi seppi della tua malattia, ma eri troppo giovane,
non potevo credere che saresti volata via,
ero certa che ti saresti ripresa, che saresti guarita.
Invece…. Ti ritirasti dall’insegnamento a causa di quella malattia,
per non tornare più.
Mi mancherai, mancherai a tutti, una maestra, una mamma, un angelo bellissimo.

lanterne.png

DESIDERI

HO VOGLIA DEI TUOI BACI,
DAMMENE TANTI,
LI NASCONDEREMO IN UN CASSETTO.
E QUANDO NE AVREMO VOGLIA,
CI RACCONTEREMO DI QUEI BACI.
DELLA LORO STORIA.
DI QUANDO ARRIVARONO SULLE LABBRA IN PUNTA DI PIEDI.

occhi

occhi.pngNegli occhi l’anima,
che invano tenta di nascondere
persino a se stessa le verità più scomode.
Negli occhi un sentimento,
impossibile da negare
impossibile da evitare
che non vuoi dimenticare.
Negli occhi un riflesso,
un’ immagine,
che torna, sempre…
come un eco,
per ricordarti che non puoi fuggire,
che a tutto si comanda
fuorché al cuore…
e che questo…
vale per tutti…
di conseguenza…
più nessuna lacrima,
perché non vi è più posto,
e non ha più  senso.
Negli occhi la tristezza,
un  fondo di caffè,
incancellabile
visibile,
che vorresti ma non puoi lasciare indietro,
fingendo che essa non esista.
Ma in fondo, lo senti, lo vivi,
…non sei triste…
non lo sei,
forse sì, forse sei solo distante,
lontana dal mondo,
da tutti…
ma
vivi, sorridi, speri, giochi, ridi,
ami… che è la sola cosa che sai fare,
senti, sogni, tocchi e respiri…
eppure…
quel velo resta,
ed i tuoi occhi sono tristi,
anche quando sorridi.

succede che:

la vita è strana.
Succede un giorno, come tanti altri, sempre uguali, colmi di tristezza
succede che un giorno qualunque non ce la fai.
Succede che in quel giorno qualunque
fai qualcosa che non avresti fatto mai.
Succede che in quel giorno qualunque
chiedi aiuto.
Succede che in quel giorno qualunque
un Angelo risponda.
Succede che in quel giorno qualunque
in quell’Angelo trovi casa.
Succede che a partire da quel giorno qualunque
non segue più un giorno qualunque.
Succede che un giorno,
diverso dagli altri, succede che ti senti felice.