lastra

Cosa sono le distanze
Quando musica cielo o mare
Evocano vicinanza,
Annullando gli spazi
Che geograficamente dividono.
Cos’è la distanza
Se col pensiero posso averti qui
Accanto, in ogni gesto,
In ogni tramonto,
In ogni giorno di sole,
Sotto la pioggia
E nei momenti in cui
La tristezza sembra prevalere.
Le sole vere distanze
Siamo noi stessi a generarle,
Nei silenzi a cui permettiamo di intromettersi,
Nelle parole che tratteniamo,
Nelle carezze di pensieri
Che ci facciamo mancare,
Nei baci che custodiamo
Invece di manifestare.
Negli abbracci che timidamente nascondiamo.
Annulliamo ogni distanza sempre,
Così che io possa averti con me sempre,
Così che io stessa possa volare fino a te
E ogni alba,
Con il primo raggio di sole io possa sfiorati,
Mentre ancora dormi,
Accompagnarti fino al giungere della sera
E accanto a te chiudere gli occhi
Aspettando il nuovo giorno insieme.
Pista_Ciclabile_Renai-Cascine_-_Signa.JPG

Casa è…

Il mare…

Qui la solitudine si annulla, le delusioni bruciano meno, l’amarezza si cancella. Oggi pare che tutta la città si sia data appuntamento qui. Passeggio sul lungomare, i ristorantini sono tutti aperti e il profumo del pesce appena cucinato si mescola ai profumi del mare. L’aria sa ancora di crema solare. Il mare è una tavola, limpido, cristallino. Il sole ancora caldissimo, difficile credere sia una domenica di metà settembre.

È giorno di mercato, le bancarelle piene di colori, ho acquistato anche due vestitini.

Un gelato cioccolato e fragola e tutto mi sembra cosi perfetto…

Solamente avrei voluto che tu fossi qui, a vivere il mare con me.

Ma ognuno è ciò che è, vive di ciò che ha e di ciò che sceglie. Io ho scelto vento e mare, sarà salato, ma per la prima volta, ho messo me al primo posto.

E non intendo tornare indietro di un passo. Ho tagliato i capelli, le donne lo fanno quando vogliono che il loro mondo cambi.

Il mio cambia, e dove mi porterà, non mi resta che scoprirlo.

Per ora mare e mare sia.

parole

…parole…
Parole che fanno l’amore con te,
ti passano accanto e ti sfiorano,
civettuole,
toccano e fuggono,
baciano e si ritraggono,
sentono e ondeggiano,
poi… irrompono, dirette, esigenti, prepotenti,
vogliono e pretendono e vivono.
Parole, che fanno l’amore tra loro,
cullandosi, mescolandosi, incastrandosi l’una con l’altra,
compiendo una danza, in un crescendo,
allo stesso ritmo di corpi in amore,
fino al culmine, poi lente ricadono,
come petali sul cuore.
Parole per saziare la sete d’amore
colmano, rassicurano e scaldano
stringendo in un abbraccio senza fine,
e romantiche, come dolce miele  dorato
sfiorano le labbra con un bacio.
Parole per aggiustare pezzi rotti d’anima,
curano, salvano,
parole di vetro,
fragili, attente, sottili, delicate e trasparenti,
tendono la mano
quando il nero avvolge e portano con sé luce.
Parole che uccidono,
taglienti affondano la lama fin dentro l’anima
rigirano, contorcono, confondono, strappano e lacerano,
lasciando un cuore che sanguina.
…Parole…
nate in profondità
attinte da quel pozzo segreto di oscurità e luce
parole che non sono solo parole…neruda1.png

Il banco dei pegni

Agosto, pioveva incessantemente da ore. Un fortissimo vento faceva sbattere le persiane, dalla sua stanza poteva sentirlo, impetuoso, suonava quasi come fosse un lamento, un grido, un pianto. La madre si arrampicò sulla sedia di legno per raggiungere la cappa del camino, l’avrebbe smontata, era li dentro che conservava tutto l’oro, i gioielli, tutti i ricordi preziosi. Tirò fuori il sacchetto cacciato a fondo nella cappa, era tutto impolverato. Stava li da anni e anni, non ricordava neppure quando fosse stata l’ultima volta che lo aveva tolto da li, per mostrare alle proprie figlie i gioielli che in futuro sarebbero appartenuti ad entrambe, passando di mano in mano, di generazione in generazione.

Questa volta era diverso, questa volta non li avrebbe mostrati. Questa volta era sola. La follia di suo marito l’aveva costretta all’estrema umiliazione. Vendere al banco dei pegni l’oro che in passato era appartenuto alla madre, alla nonna, e alla suocera.

Raccolse un bracciale, lo portò al banco dei pegni perché potesse racimolare del denaro. Il bracciale valeva molti soldi, molti. Ma non poteva accettare quel denaro, dato l’elevato valore, perché il movimento fosse tracciato, il banco dei pegni le avrebbe versato la somma direttamente sul conto in banca a lei intestato. Ma questo era inaccettabile, lui lo avrebbe scoperto.

Fu così che tornò a casa con il bracciale, lo rimise insieme al resto dei gioielli e ne fece due mucchietti. Sarebbero andati uno ad ognuna delle proprie figlie.

L’indomani mentre era in compagnia della figlia maggiore, aprì la borsa ed estrasse una collana. Le disse, tieni, prendi questa, portala al banco dei pegni, pesa molto, puoi saldare i debiti che hai. Ma è il nostro segreto, non dir nulla a tuo padre.

La figlia si ritrovò con la pesante collana d’oro tra le mani. Ricordava bene quella collana, rivedeva la nonna quando la indossava. Lo ricordava come se da allora fosse trascorso un giorno soltanto. Erano passati 17 anni.

La mamma le disse vai al banco dei pegni, lui è bravo, è onesto, ti basteranno per i debiti e avanzeranno anche per altro se ne hai bisogno.

Ma lei, continuava a fissare la collana, era della nonna, l’avrebbero fusa per farne altri gioielli, o rivenduta. Quella collana apparteneva alla nonna. La nonna non avrebbe voluto venderla, e lei, non lo avrebbe permesso.

Sono solo cose, fa come ti dico. Le disse la madre.

Ma non sono cose mie, è della nonna.

La persona che in assoluto aveva amato di più e che mai, mai, in vita sua, l’aveva delusa, l’unica per cui lei era sempre stata al primo posto. L’unica. No! Non avrebbe venduto la collana, la nonna non avrebbe voluto…

E… niente…

E quello che ti ritrovi

Sono le tue mani piene di niente,

Tra le quali stringi solo polvere.

Resti tu sola, allo specchio

Ti attraversi con gli occhi,

La tua trasparenza, il tuo tutto, il tuo niente.

Essere tutto, essere niente.

Ricominciare, ripartire da zero.

Ogni volta una fine, quello che era, quello che eri.

Cosa resta? Niente, il niente di qualcosa che era tutto,

O era un niente nel quale trovare il tuo tutto.

Resti tu sola, neanche le lacrime, neanche più il tempo del pianto.

Resti tu, le tue stelle, i tuoi sogni, e tutto diventa polvere, e tu, diventi tu stessa polvere, mescolata a quel che resta, di speranze, di sogni e di stelle.

Inizi e fine, ogni volta, sempre… fine.

Un viaggio cominciato tra le stelle…

Rientrata questa sera, mi sono coricata al chiaro di luna. Sopra di me, un immenso cielo stellato. Chissà se vedrò una stella cadente? Non vedo una stella cadente da quando ero bambina. Allora mi accadde diverse volte di vederne, e per ognuna espressi un desiderio. Perché allora ne vedevo e ora non più? Forse avevo più tempo, forse più pazienza…così decisi di prendermi nuovamente quel tempo, quanto fosse necessario per vedere una stella cadente. Così avrei espresso un desiderio e questo si sarebbe avverato.

Così mi fermai, il tempo di una stella cadente. Il numero di stelle visibili in cielo era infinito, il cielo così limpido mi permise di vedere le costellazioni. Quali non so, e mi ritrovai a pensare alla Cintura di Orione, senza un perché, nemmeno la conosco, ma ha un bel suono, così provai a ripeterlo più volte nella mente…cintura di orione….cintura di orione..ma ancora nulla, a muoversi nel cielo solo aerei. Le stelle restavano li, immobili, come a dirmi “se sappiamo che aspetti di vederci cadere non cadremo mai”.

Decisi di attendere ancora, guardare il cielo era bello. Magico. Mi pareva che cielo e stelle mi fossero venuti incontro, avvicinandosi per rendersi più visibili. Mi sbagliavo. Non si erano avvicinati affatto, ero io ad essere andata verso di loro, rimanendo ferma, nello stesso punto.

Aspettavo, attesi la mia stella cadente, volevo donarle il mio desiderio.

Ricordai quando i miei bimbi mi dissero perché al mondo siam tutti mescolati. Perché gli inglesi non vivano tutti in Inghilterra, gli africani tutti in Africa, i cinesi in Cina, gli italiani in Italia e così via. Chiesi loro se fosse questo ciò che  vorrebbero dal mondo. Mi dissero sì….fu una pugnalata in petto per me.

Dissi loro, soprattutto ad uno di loro mi rivolsi, che data la sua fede in Dio, come può non pensare che il mondo sia uno soltanto, che sia stato creato senza confini, senza barriere e che sia stato l’uomo a crearli, solamente molto tempo dopo che il mondo stesso nacque.

E se così è, perché l’uomo genera distanze, fa nascere differenze, costruisce muri e issa confini. Perché se il mondo è uno e l’uomo è uno, deve esser limitato nello spazio? Ho chiesto loro, “ma se io, volessi vivere che ne so, a Londra o Singapore, non potrei?” Loro dissero,”certo che potresti” così domandai loro, “credete che per me sia giusto perché i mezzi di cui dispongo mi consentono di farlo? Ma se per sfortuna, solo sfortuna e niente altro, fossi nata altrove, e non disponessi dei mezzi necessari, e volessi comunque vivere a Londra o Singapore, non potrei farlo?”

Mi risposero “certo che potresti?”

Ma se fosse come voi dite, alcuni vostri amici, non li avreste conosciuti mai, sarebbero rimasti a vivere ognuno nella sua terra Natale… avreste preferito questo?”

“E se, come ci è accaduto oggi, tornando dal mare, con la bici della piccola insabbiata, quel ragazzo di colore, senza nulla chiedere in cambio, si è alzato da sotto il suo ombrellone, e sotto il sole cocente del mezzogiorno, ha trasportato a braccia la bici della piccola, per ben cinque minuti di cammino, senza nulla chiedere e senza nulla dire se non prego, sorridendo, in risposta ai miei infiniti grazie…ecco, dissi, se fosse stato il mondo come voi dite, nessuno ci avrebbe aiutato, perché quel ragazzo oggi vivrebbe altrove, e degli italiani che abitano in Italia, nessuno si alzò….allora sarebbe questo il mondo che volete?”

“Hai ragione mamma, non ci abbiamo pensato, che sciocchi…”

Torno alle stelle, nulla si è mosso, nessuna stella caduta, nessun desiderio espresso… avrei chiesto…

… al di la di responsabilità e doveri, senza mancare mai ad uno di questi, vorrei la vita che vorrei, il mio mondo lontano che divenga vita, te ed il mare nel cuore e negli occhi.

Ma nessuna stella per me, la vita è ingrata, forse le stelle conoscevano il mio desiderio, e per via di questo, non potevano cadere.

Anime in tumulto

Il mare, io,

Il moto ondoso della mia anima in burrasca.

Le onde, impetuose si infrangono,

Il loro fragore è voce che grida urla,

Ad un mondo che non è in grado di sentire,

Di cogliere il pianto, la preghiera.

Il mare,  io, nella schiuma tra gli scogli,

Chiudo gli occhi, il suono che riconosco come casa.

Li, tra acqua, scogli, schiuma e blu profondo, sta tutta la bellezza. Tutta la vita che ho, tutta la vita che voglio.

Il mare, umano, divino, creatura dal potente richiamo.

Il suo moto si placa, la mia anima no.

Non esiste altro luogo che io voglia e possa chiamare casa, se non quel luogo ancora misterioso a me sconosciuto, in cui i miei occhi sosteranno vedendo solo mare e onde.

Le mie mani, se lo vorrai, stringeranno le tue, ti condurrò per mano tra vortici e tempeste, tra acqua e sale, e lì, insieme, noi, edificheremo casa, genereremo nuova vita.

Tu che solo hai potere di placare la mia anima in tumulto.

 

 

 

di notte di donne

E ritrovarsi un giorno da grandi,
con una bottiglia di vino che accompagna le nostre storie a tirare fuori l’anima.
Quanto tempo è trascorso da quando il futuro lo si immaginava,
tutta la vita davanti, le tasche piene di sogni, i cassetti pieni di speranze.
E vivere era così facile, che niente e nessuno poteva fermarci.
Alle spalle solo una manciata di giorni vissuti,
davanti a noi, una strada tutta da costruire, kilometri tutti ancora da percorrere.
Ritrovarsi così, da grandi, a distanza di anni.
Le tasche ormai vuote, i sogni, trasferiti nei cassetti e chiusi a chiave.
Eppure, essere felici sempre.
Perché la vita in fondo è proprio questo,
una lunga infinita serie di complicazioni,
le emozioni che il cuore ancora bambino non smette mai di farti provare.
Il bisogno di vivere, sempre, di avere il cuore che batte,
i brividi, la pelle scottata dal sole.
La paura di amare,
la paura di sbagliare che ora è più forte di quanto lo sia mai stata.
Eppure amare, ogni volta come fosse la prima volta.
I salti ad occhi chiusi nelle pozzanghere, che tanto che ti importa,
adesso puoi, i vestiti semmai te li lavi da te.
Quel bicchiere in più, anche più d’uno,
che tanto siamo noi sole, e non importa a nessuno se torniamo a casa ubriache.
Così guardi te stessa, la tua vita, gli abiti che indossi,
e pensi e senti che non potresti essere più bella,
che la tua vita non potrebbe essere più perfetta.
Perfetta nei suoi sbagli ripetuti,
nei lanci nel vuoto,
nell’amore che non smette mai e poi mai,
nella gelosia che scopri solo a quarant’anni,
nei fiori  che non ti frega che nessuno te li regali,
se li vuoi te li compri da te.
Nelle scarpe, che ogni volta sono hanno il tacco più alto
e fanno sempre più male.
Nelle tette che ti vuoi rifare,
ci pensi e ci ripensi, ma non lo fai perché in fondo di avere le tette più grandi,
non te ne importa un bel niente.
Nei fianchi, più rotondi, nel tuo corpo, più morbido e più dolce.
In quei capelli bianchi che cerci di nascondere,
fino a che un giorni ti stanchi, e dici che va bene così.
Nelle notti insonni, aspettando che chiami,
in tutte quelle volte in cui ti sei nascosta per mandare un messaggio,
o solo per sentire la sua voce.
Nel nuovo amore quando ci fai l’amore,
che è la cosa più bella che ti sia mai capitata.
Nella tua femminilità, che finalmente trova la sua massima espressione,
e per quegli occhi che ti vedono, quei soli, a cui regali tutta te stessa.
Per i sospiri, quelli rivolti alla luna,
sperando che in fondo, qualche tuo sogno, ancora abbia potere di realizzarlo.
Per te, che ogni giorni ti reinventi,
e i tuoi occhi sono più verdi di quanto mai lo fossero stati in passato,
e le tue labbra, che oggi più che mai vogliono il sapore di baci appassionati.
Per te, per me,
che ogni giorno, ti svegli donna e pensi che esserlo,
sia davvero un privilegio.

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della parola e di sentimenti

Amare

è tenere…
è trovare te… tra i pensieri,
quando al mattino, appena sveglia, apro gli occhi,
aspetto… e prego che sia oggi…
che magari arrivi e magari mi porti via,
dove nessuno arriva e dove il mondo non ci potrà mai raggiungere.

Amare è
cercare di vivere una vita normale,
e ritrovare te, sempre,
tra le cose da fare,
tra le note di una musica che canta l’amore.
E’ immaginare che tu, un giorno impazzisca,
e che io ti trovi qui, fuori dalla mia porta,
ad aspettare me…
solo per dirmi che mi ami,
e che del mondo in fondo, non ti importa poi tanto.
Amare è
piangere talvolta
una malinconia che si chiama come te.
Amare è
non dirti che ti amo,
e ogni volta un pochettino morire,
perché si sa,
l’amore vive di solo amare.
Amare è
dirti che ti amo,
ma la verità, è che non serve a niente,
perché siamo dove siamo e niente può cambiare,
non le nostre vite
e nemmeno noi.
Amare è
sentire te dentro di me,
ogni volta che i miei occhi scorgono la bellezza,
desiderarti accanto,
vedere quel che io vedo,
sentire quel che io sento,
toccare quel che io tocco.
Amare è
morire ogni giorno sempre un pezzettino in più,
perché so dove sono io
ma non so dove sei tu.
E sapere che non basta un treno,
se la vita che abbiamo, è quella che è.
Amare è
esporre il cuore alle intemperie,
sapendo che se mi ami,
il cuore è protetto
e non importa quanto vento e pioggia prenda.
Amare è
la paura stessa di amare,
perché sai che tutto può cambiare,
che basta il tempo,
anche da solo
a far sì che l’amore muoia,
e se l’amore muore
muori un po’ anche tu.
Amare è
nonostante tutto sperare, sognare,
che tutto possa cambiare,
e che la vita in fondo,
non sia così nemica dell’amore.
Amare è
tenere talvolta a distanza il cuore,
perché alla distanza che divide
non c’è nessun rimedio.
Amare è
pensare che in fondo, la distanza che ci separa,
non ha importanza,
che non importa quanti chilometri siano,
quanta distanza ci sia da percorrere,
se mi sei ad un millimetro dal cuore.

Amare è
trovare te, tra i pensieri,
quando la sera, chiudo gli occhi,
e penso che non è stato nemmeno oggi,
il giorno che speravo,
che magari arrivi e magari mi porti via,
dove nessuno arriva e dove il mondo non ci potrà mai raggiungere.

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