3 mth

E al di la di ansie,
insicurezze e paure…
ci sei tu…
la sola mia certezza.
La tua vera
seppure minuscola,
appena accennata esistenza.
Un’immagine di piccolo Angelo,
che mi ricorda ogni singolo istante che esisti,
nonostante ancora non mi sia dato vederti.
Sei qui, ora vicino a me più di quanto potrai mai esserlo in futuro.
Dentro di me, un unico respiro,
un battito condiviso,
il medesimo sentire.
Il nostro sangue ora è mescolato, fuso insieme,
l’uno con l’altro.
Sei il mio bambino, io la tua mamma.
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cambiamenti

Cerco di fare ordine tra i pensieri… impossibile.
La vita, sembra così viva e così indipendente da me,
dai miei progetti, dai miei sentimenti.
Mi sento come se  i miei sogni, i miei desideri, le mie fantasie,
non abbiano mai avuto valore.
In balia del destino, di imprevedibili eventi,
di quel fato che ho sempre rifiutato esistesse,
ritenendo che ognuno fosse il solo ed unico artefice del proprio destino.
Quanto sbagliavo!!!
La vita, mi rendo conto solo ora,
non ci appartiene.
Il destino è programmato.
Tutte le decisioni, tutte le scelte,
mi hanno portata qui.
Dove era destino che fossi.
A questa nuova esistenza che inizia.
Che non ho scelto, ma che è mia.
E sebbene sia difficile, in alcuni momenti più di altri,
devo solo accettare, accogliere gli eventi.
Accettando che questa è la mia vita,
che ha il suo percorso,
Indipendentemente da me,
dai miei sentimenti,
dai miei desideri,
dai miei sogni.
E in alcuni momenti, è tanto, tanto, difficile.

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stranità

Sono quello che sono, che sento, quasi mai quello che dico.
Non perché quanto io dica si discosti da ciò che senta,
Ma il sentire è complesso, tradurlo a parole risulterebbe riduttivo.
Talvolta è sufficiente un tono, una lacrima trattenuta,
un sorriso sentito, per esprimere più di quanto le parole possano fare.
Ma sono quello che scrivo.
La scrittura è la stampa dell’anima più vera.
Se quello che sento, emozioni e sentimenti,
scivolano tra le parole che non dico,
nascoste in un corpo che ha imparato a non mostrare,
se non forse attraverso gli occhi,
i quali non rispondono ad alcun controllo.
Ma un’anima è la mia che non esterna nei gesti, attraverso la voce,
il mio solo modo è la scrittura, nuda sulla carta.
Lì trovano casa i sentimenti veri, le emozioni più profonde.
Talvolta riesco, con grande difficoltà, ad esprimerle a voce.
Lo faccio solo in un caso, quando in gioco non c’è più niente,
quando la verità non ha più alcun peso, nessuna conseguenza,
e gli errori commessi e subiti non gravano più sul cuore,
ma sorrido di quegli stessi errori, così come sorrido del passato.
Di quello che è stato.

DONNA= CHI O COSA?

Donne che si espongono attraverso tutti  i mezzi possibili, mamme, figlie, nonne, ad ogni categoria una specifica classe merceologica.
Lo vediamo tutti i giorni, ovunque si guardi, una moltitudine di donne che puntano tutto sulla propria “mercanzia”.
Sono quelle stesse che con grande coerenza lottano per le pari opportunità.
Allora, come possiamo sperare che un intero sistema possa vedere in una donna sul ciglio di una strada, la verità di quello che è, una donna sfruttata, strappata con l’inganno dalla propria vita, dalla propria casa, una vittima…quando noi stesse, per prime, non ci riconosciamo come qualcuno ma come qualcosa da esporre, e usiamo il corpo come strumento per il raggiungimento di un obiettivo?
Il nostro corpo siamo noi, è quella l’immagine che vogliamo il mondo abbia di noi, riconosciamo il nostro valore unicamente dalla vita in giù?
Eppure siamo pronte a marciare, pretendere quote rosa, aspettandoci che qualcuno ci ascolti e ci consideri per la nostra testa, per i nostri sentimenti, per le nostre capacità, per il nostro valore, quando noi stesse, noi per prime, scegliamo di apparire piuttosto che essere.
Prima di aspettarci che siano gli uomini a riconoscere i nostri diritti, impariamo da donne, a farci valere.
Scegliamo noi a chi concedere il privilegio di vederci, toccarci, avvicinarsi a noi.
O riteniamo di valere tanto poco da poter essere oggetto di sguardi e pensieri da parte di chiunque?

famiglie e disastri

La  mancanza di una famiglia che sia un rifugio, un luogo sicuro, qualche volta genera ancora sofferenza.
Ricorda quello che non ho mai avuto, ma ho sempre desiderato.
Quello che ho fatto, è stato costruire nel mio presente qualcosa di nuovo, di diverso, che fosse mio e che avesse la mia forma, che mi calzasse.
Eppure per quanto io vada avanti, mi sento spesso come se qualcosa in me mancasse.
Lo sa solo chi non ha mai potuto confidare in nessuno,
non in una madre che confortasse con un abbraccio, non un padre che rendesse la casa un posto sicuro.
Non un luogo in cui sentirsi protetta, ma al contrario, qualcosa percepito come una minaccia, da cui fuggire.
La famiglia non dovrebbe essere questo.
Se a viverlo eravamo in due, oggi sono rimasta sola.
Le ultime battute in due, si sono giocate su chi scegliere di essere.
Io ho scelto di essere così, vera in tutta la lunga lista di difetti e pregi.
Una donna adulta che ancora crede nelle persone come fanno i bambini.
Non posso farne a meno, a guidare la mia fiducia è la speranza.
Scelgo ogni giorno di essere umile, di non non considerarmi arrivata e meno ancora perfetta.
Ma una donna piena di risorse, con il bisogno di mettermi costantemente in discussione, al fine di migliorarmi, nella comprensione dell’altro e nell’accettazione dell’altro.
Sono felice ogni giorno di questa scelta.
Lo sono ancor di più quando mi raffronto con lo specchio di chi in alternativa avrei potuto essere.
Cinica, con un senso di onnipotenza che con aggressività manifesta la convinzione di sentirsi meglio di altri, vomitando sul resto del mondo le proprie frustrazioni.
Avrei potuto essere questo.
Sono felice tra lei e me, di essere io e di non essere come lei.



Papà

Il papà lo riconosci subito.
E’ quello più alto, più alto della mamma, più alto di me, più alto di tutti.
E’ quello più peloso, con meno capelli e quel vocione…
che si arrabbia poco, ma quando lo fa, tremano le pareti.
E allora io mi immobilizzo, devo diventare subito serio,
altrimenti mi sgrida e quando accade, vorrei scappare e diventare invisibile.
Il papà è quello che mi dice che ai suoi tempi,
era tutto diverso, che se lui avesse risposto male al suo papà guai,
ne avrebbe prese tante.
Per questo adesso le mani non le usa, usa solo la voce,
e basta quella insieme allo sguardo, che lui lo sa,
incenerisce.
Il papà è quello che ci ha insegnato ad andare in bicicletta,
e mica come la mamma, che vorrebbe avere un braccio lungo mille metri per non farci cadere mai.
Il papà mi accompagnava un pezzettino, poi mi lasciava andare da solo.
E puntualmente cadevo, così un po’ mi arrabbiavo con lui, perché con la mamma, non sarebbe successo.
Ma dopo due o tre cadute, ho capito, sapevo andare in bicicletta,
che se mi avesse insegnato la mamma, probabilmente,
sarei ancora lì, a trent’anni, con quel braccio che mi sostiene e mi evita di cadere ma anche di andare da solo.
Quindi il papà mi ha insegnato sì a cadere, ma per far sì che imparassi a rialzarmi da solo.
Il papà è quello che quando sono diventato un po’ grande,
mi vergognavo a piangere davanti a lui, perché volevo dimostrargli di essere duro e forte.
Ma lui sapeva che piangevo, faceva finta di niente, proprio perché sapeva che volevo sentirmi duro e forte.
Il papà era quello che correva sempre avanti e indietro,
che mi portava a calcio, a basket, in piscina, a tennis, ovunque andassi,
lui non si lamentava mai, qualche volta sbuffava, ma prendeva la macchina e mi portava.
Quando poteva, restava anche lì, a vedere gli allenamenti.
La mamma invece, quando lo faceva, si lamentava sempre.
Il papà è quello che quando sono diventato ancora più grande,
mi ha insegnato come amare le donne, come trattarle, rispettarle.
Ho preso esempio da lui.
Il papà è quello che quando uscivo la sera e facevo tardi,
puntava la sveglia e si alzava nel cuore della notte per venirmi a prendere.
E quando arrivava non si lamentava, ma rideva e scherzava con me e con i miei amici.
Il papà è quello a cui potevo chiedere consigli sulle donne e sull’amore,
e quando parlavamo di questo, mi faceva sentire grande e forte,
perché alla fine, dopo aver parlato per tre ore,
capivo che ne sapeva quanto me anche se era più grande,
e mi faceva sorridere, anche se lei mi aveva mollato,
perché mi diceva “tanto le donne, non puoi mica capirle”.
Il papà era quello che dopo un appuntamento con una ragazza non mi chiedeva niente, perché sapeva già tutto e mi considerava un uomo, e un uomo di certe cose non parla.
Non come la mamma, che mi faceva sentire un po’ scemo e mi faceva l’interrogatorio, con discorsi assurdi sul preservativo e sul fatto che dovevo stare attento, e intanto io, mi sentivo sprofondare nel più profondo imbarazzo.
Il papà semplicemente mi guardava e mi diceva “non fare cazzate”, e io lo sapevo, che in quel non fare cazzate c’era dentro tutto il mondo degli uomini.
Il papà è quello che un giorno avrà bisogno di me,
come io oggi ho ancora bisogno di lui.
Ma non me lo dirà, non mi chiederà mai niente.
Non mi chiamerà neanche, perché non vorrà disturbarmi.
Non mi farà scenate di gelosia e non si sentirà in competizione con la mia fidanzata, o con mia moglie.
Anzi, quando incontrerò la donna giusta per me, sarà il primo a riconoscerla, e quel giorno, acquisirà una nuova figlia.
Il papà  è quello che sa amare pur lasciandoti libero,
di sbagliare, di cadere, di imparare, di essere.
Trasmette i suoi insegnamenti ma senza condizionare mai.
E se non dovessi essere quello che lui si aspetta che io sia,
nemmeno me ne accorgerò, perché il papà, sarà sempre felice,
purché io sia felice.

  • buona festa del papà

#adottaunamucca

Innamorata del progetto #adottaunamucca #adottaunacapra.
Con pochi euro, puoi adottare una mucca o una capra, assicurandoti la cura e l’allevamento di un animale a tua scelta. Una volta effettuato il pagamento riceverai una sorta di certificato di adozione con la foto della mucca o della capretta da te adottati.
L’agriturismo che le ospita, si prenderà cura di loro, in un ambiente sano e amorevoli cure, che daranno origine ai prodotti caseari che ti saranno inviati una volta pronti. L’idea che quel formaggio lì, quel burro lì, che riceverai, arriveranno proprio da quella determinata capretta o mucchetta, di cui conosci il nome, e che tu hai contribuito a nutrire e allevare, mi riempie di tenerezza.
Inoltre gli animali non saranno macellati, ma allevati e curati unicamente ai fini dell’adozione, affinché producano per te, e solo per te, il latte necessario per il tuo formaggio. Pertanto, nessun allevamento intensivo, il vitellino non sarà strappato alla sua mamma ma crescerà con lei, allevato a sua volta, grazie a qualche anima buona.

…quando Dante ti sveglia…

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

ogni giorno è il giorno della memoria

Forse quello che tanti oggi non sono in grado di comprendere,
è l’urlo silenzioso di tante voci che in coro,
il giorno della memoria si fanno sentire, o quantomeno tentano di fare.
Il giorno della Memoria ci permette di partire da un punto fermo.
Un momento che ha segnato la storia dell’intera umanità,
(uno dei tanti, come fanno giustamente notale alcuni)….
caratterizzato da una violenza razziale, insensata, incomprensibile, disumana, per urlare il nostro dissenso.
Nessuno pare abbia mai sostenuto “ricordiamo questa data e dimentichiamo il resto”.
E francamente sono tremendamente infastidita da questo genere di considerazioni, senza logica, senza buon senso, che a nulla sono utili se non a dimostrarsi polemiche sterili.
Nemmeno in un giorno come questo siamo capaci di mostrare empatia, ma facciamo polemica.
Il giorno della memoria deve essere considerato come un punto di partenza in cui, gridando, urlando, piangendo, tutti insieme, ci uniamo in un’unica voce che si eleva lanciando un appello che sia di pace,  
affinché l’umanità intera non compia passi indietro, non compia nuovamente gli stessi errori.
Un grido disperato che ricorda quelli che sono stati gli orrori di cui si è dimostrato capace il genere umano, quando smette di dissentire, quando smette di considerare che siamo tutti uguali, quando smette di considerare che la vita ha valore indistintamente dalla provenienza, dal credo, dal colore.
E che se non ricordiamo ogni singolo giorno, di cosa siamo stati capaci,
e di cosa ancora potremmo potenzialmente essere capaci di fare,
se guidati dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla supremazia di razza.
Usiamolo questo giorno della memoria… usiamolo per farci sentire,
usiamolo per ricordare a noi stessi e a tutti
che siamo uguali,
che abbiamo gli stessi diritti,
che prima che ad una nazione apparteniamo ad un mondo che è uno ed è uguale per tutti,
che prima di appartenere ad una razza apparteniamo all’umanità
di fronte alla quale siamo tutti uguali, indistintamente.