sera d’autunno

Cerco di avere silenzio, scappando il più lontano possibile dalla inutilità di parole che riempiono il silenzio di cui ho bisogno, lo spazio e la stanza intera. Cerco di sgombrare la mente da tutto quanto mi conduca lontana dal pensiero che vorrei scorresse libero.

E’ una fredda sera autunnale, forse la prima sera veramente fredda della stagione. La viuzza che costeggia il giardino condominiale è interamente cosparsa di foglie secche. Ghiande di varia misura sono sparse qua e la, amo sentire mentre cammino lo scricchiolio dei gusci che si rompono sotto i miei piedi. Provo quasi un senso di dispiacere per quelle piccole ghiande costrette a subire il mio passaggio, eppure, quello scricchiolio risulta così tanto piacevole al mio ascolto.
Mi distende, ed in quello stato di grazia permetto ai miei pensieri di librarsi, laddove la quotidianità della mia esistenza non mi consente.
Concentro il pensiero, l’attenzione verso il dolore, la sofferenza alla quale devo il merito di essere così come sono. Penso a quando, noi tutti, tendiamo solitamente a fuggire dal dolore, cercando distrazioni, impegni che ci rendano immuni al suo tocco.
Io stessa in passato confidai nella fuga, considerandola la sola salvezza. Ora rendo grazie a quel dolore, alla tristezza che oggi quando fa la sua comparsa, abbraccio e accolgo con amore. E’ in quei momenti in cui la parte migliore di noi ha modo di fiorire. Amo la solitudine che scaturisce dal dolore, da essa ho imparato molto e molto ancora avrò da imparare.

Finalmente il rumore è cessato, finalmente è solitudine e silenzio.

autunno

…Autunnale crepuscolare solitudine…
che sola può farti dare del Tu
al dolore e il suo ritorno
…capace di farti star sola senza l’angoscia per il superfluo e il vano….

Essere mamma

Diventi mamma il giorno esatto in cui sai che sarai mamma,
e due righette ti diranno “guarda che non sei più sola!”
In quel preciso istante, tutto il tuo mondo cambia.
Con l’attesa arriveranno le lacrime, mille paure e altrettante insicurezze.
Il tuo corpo si trasformerà, sarai irriconoscibile ai tuoi stessi occhi,
eppure mai più, come in quei mesi, ti sentirai tanto bella.
Ti scoprirai in grado di sopportare un dolore impossibile da spiegare,
e sconvolta ti domanderai come sia possibile,
che l’umanità si sia riprodotta, se per farlo,
sia stato inevitabile passare attraverso tanto dolore.
Ma in quel momento, ti renderai conto di quanta forza tu abbia,
e di quanto coraggio tu sia capace. La vera materia di cui sei fatta.
Miracolosamente, supererai  quel dolore,
e sorprendentemente, lo dimenticherai.
Nel momento in cui terrai il tuo bambino in braccio, piangendo,
sentirai quanto ne sia valsa la pena.
Scoprirai un sentimento che prima non conoscevi,
un amore che nemmeno potevi immaginare.
Con ancor più grande sorpresa sentirai giorno dopo giorno,
quel sentimento crescere insieme al tuo bambino, e tu, crescerai con essi.
Nuove paure ti metteranno a dura prova,
avrai paura che il tuo bambino possa soffrire, che possa farsi male,
che il mondo possa essere troppo duro e troppo ingiusto.
Cercherai per quanto in tuo potere di proteggerlo,
ed allo stesso tempo gli insegnerai ad andare nel mondo,
lo farai lasciandolo andare.
Allentando giorno dopo giorno la presa,
e questo ti costerà moltissimo,
perché così facendo lo vedrai ogni giorno, allontanarsi da te.
Vorresti avere il potere di preservarlo da qualsiasi sofferenza e delusione,
vivendo con la consapevolezza di quanto questo non sia possibile,
in quanto il tuo potere d’azione e protezione sono limitati.
Sorriderai a te stessa tra le lacrime,
consapevole di aver fatto il tuo dovere di mamma,
di aver donato una vita, perché sia vissuta in piena libertà.
Perché presto, quello che era il tuo bambino, possa spiccare il volo.
L’unico strumento che avrai a disposizione, sarà il tuo cuore.
Quante volte il tuo bambino farà qualcosa di pericoloso,
ma tu mamma, per amor suo, imparerai a tacere i tuoi timori.
A tenere per te le tue paure.
Lo guarderai crescere, da lontano, col fazzoletto sempre pronto per asciugare una lacrima, ed un cerottino per curare una ferita.
Lo vedrai in sella ad una modo, in groppa ad un cavallo, arrampicato su pareti rocciose,
o lo vedrai lanciarsi con un paracadute, ed ogni volta il tuo cuore, smetterà di battere.
La paura ti toglierà il fiato, ma a lui dirai soltanto…  “mi raccomando…stai attento”…
nascondendo quanta paura tu abbia davvero.
Quante notti trascorrerai insonne, in attesa che torni a casa.
Ti sentirai arrabbiata e furiosa con lui,
ma al suo rientro, il tuo respiro tornerà finalmente regolare,
chiuderai gli occhi, prenderai fiato, ringrazierai il cielo.
Saranno davvero tanti i tuoi timori, eppure…
lo lascerai libero di vivere…. di essere…
Non importa quanti anni abbia, pochi mesi, 5 anni, 15 30 o 50 anni,
che ci viva accanto o che stia a migliaia di chilometri,
un figlio sarà per sempre quella minuscola manina che stringeva il tuo dito,
quegli occhi che ti guardavano come se fossi l’unica cosa importante al mondo.
Perché una mamma, non smetterà mai di guardarlo così,
perché un figlio sarà per sempre la cosa più importante al mondo.

mamma

…donne stanche…

Mamma… donna… moglie…amica…
l’ordine e la giusta priorità si confondono fino a perdersi,
in una quotidianità di esigenze e bisogni prevalentemente non tuoi.
In quella confusione, dietro l’ordine disordinato del tuo essere, talvolta ti perdi.
Impegnata nel costante vano tentativo di riuscire a fare tutto,
e nel contempo cercare di vivere, per tentare quantomeno, di essere…
il tuo tempo, la tua intera esistenza, si consuma.
Rivesti una serie di ruoli dai quali ognuno si aspetta qualcosa.
Ci si aspetta che tu sia la madre perfetta,
che tu abbia il sorriso sempre, perché ad averne bisogno sono i tuoi figli, la tua famiglia.
Perché di quella famiglia tu sei il perno, e se tu crolli, tutto intorno a te crolla.
Come in un castello di carte sei tu a mantenerne l’equilibrio, sempre sotto pressione, vigile, sempre presente.
Ci si aspetta che tu sia moglie impeccabile,
che non metta mai un piede in fallo, casa, ordine, pulizia, cena,
tutto deve essere perfetto, così da poter soddisfare tutti,
a nessuno importa se l’unica a non esserne soddisfatta sei tu.
Ci si aspetta che tu sia donna esemplare, invidiabile, sempre al top.
Sempre di buon umore, felice, disponibile, capace di essere e vivere al di sopra dei problemi che ti affliggono, distaccata dalla quotidianità e salvatrice dalla noia della routine.
Ci si aspetta da te forza e fragilità, temerarietà coraggio e vulnerabilità,
autonomia e dipendenza e presenza costante.
Mai un cedimento.
Ci si aspetta che tu sia lavoratrice modello,
sempre in orario, sempre presente, il tuo lavoro consegnato sempre per tempo,
che tu sia sempre disponibile qualunque sia l’orario e qualunque sia la pretesa…
Ma nessuno…si aspetta che tu sia solo, in primo luogo… essere umano…
Una persona che subisce i limiti dettati dal tempo,
che non è possibile estendere e prolungare secondo le proprie necessità,
ma che è composto di quelle sole 24 ore in cui tutto deve essere iniziato e portato a termine, secondo le aspettative di ognuno a seconda del tuo ruolo.
Nessuno si aspetta o accetta che tu possa essere stanca,
che tu non abbia più voglia di lottare, sempre, per ogni cosa,
per il più piccolo diritto o riconoscimento.
Nessuno accetta che le tue energie si possano esaurire,
così come la pazienza, e la voglia di far funzionare tutto alla perfezione.
Nessuno accetta o vede di buon occhio che tu qualche volta abbia bisogno di urlare,
solo per liberarti, che vorresti mandare tutto al diavolo,
che non ti importa di essere perfetta perché non lo sei e nemmeno lo vorresti essere.
Nessuno accetta che anche tu abbia bisogno talvolta, solo di silenzio.
Vorresti solo che le aspettative nei tuoi confronti, cessassero…almeno per un momento…
E’ difficile per gli altri, accettare che tu non sia sempre colei capace di dare conforto, rassicurare, ma che sia tu spesso la prima ad aver bisogno di rassicurazioni, di abbracci, di presenza, di sostegno, di qualcuno che senza darti la soluzione ti dica solo
“capisco, ti ascolto”.
Quante volte ti ritrovi sola, a dover far tutto, e sentire come se da sola portassi sulle tue spalle tutto il peso del mondo.
E quante volte piangi, da sola, in silenzio, lacrime che non puoi spiegare,
non sarebbero comprese, lacrime che sanno quanto tu sia stanca,
di una stanchezza che per gli altri, tu… non puoi concederti.
Diventi ladra, di momenti che altri considerano una gentile concessione,
ma bada, ti saranno concessi solo in seguito ad un furto, perché li ruberai ai tuoi doveri.
Diventerai per questo oggetto di critica, giudizio negativo.
Perché quello che fai, quel tempo, poco che rubi, non importa che sia un tuo diritto.
Cerchi tempo solo per avere silenzio, un silenzio che non puoi trovare perché mille voci ti parlano nella testa, ricordandoti in quante cose tu in quel momento stia mancando, quante cose dovresti fare o dire.
Giudicata nel tempo, nel comportamento, definiti ingiusti, egoisti, accusata di non tener conto delle persone che hai accanto e che si aspettano qualcosa da te.
Mentre tu vorresti solo poter venir meno a quelle altrui aspettative,
senza deludere o ferire,
perché vorresti essere tu quella che qualche volta nutre aspettative.
Vorresti che quel peso che talvolta sembra schiacciarti fosse solo condivisibile,
che se fossero almeno quattro le braccia a sostenerlo, allora sarebbe meno pesante,
ma tutto questo non è possibile, perché tutto quel peso è solo tuo,
preoccupazioni ed impegni di tua sola competenza.
Arriva sera e finalmente ti fermi, in quei pochi minuti di vero silenzio,
ripensi a tutto quello che hai fatto, ti domandi se sia stato abbastanza per tutti,
se tu sia stata abbastanza presente per tutti, ti chiedi se non hai deluso nessuno,
cosa avresti potuto fare di meglio, come fare perché nessuno soffra,
perché nessuno si senta mai trascurato.
E ti accorgi che l’unica persona per cui non sei stata presente… sei tu.
Perché quel tempo, giorno dopo giorno, quello che rubi, è sempre meno,
per senso di colpa nei confronti di tutti, perché tutti quelli che ami sono importanti,
più di quanto lo sia tu per te stessa.
Ma ti rendi anche conto, di quanto davvero tutti, si dimentichino che dietro la tua forza, dietro la tua corazza, dietro tutti i ruoli che rivesti, c’è una donna stanca, che a volte, vorrebbe solo chiudere gli occhi e fermarsi.
Il mondo perde di vista che tu madre, donna, moglie, sia  prima di tutto “persona”.

lastra

Cosa sono le distanze
Quando musica cielo o mare
Evocano vicinanza,
Annullando gli spazi
Che geograficamente dividono.
Cos’è la distanza
Se col pensiero posso averti qui
Accanto, in ogni gesto,
In ogni tramonto,
In ogni giorno di sole,
Sotto la pioggia
E nei momenti in cui
La tristezza sembra prevalere.
Le sole vere distanze
Siamo noi stessi a generarle,
Nei silenzi a cui permettiamo di intromettersi,
Nelle parole che tratteniamo,
Nelle carezze di pensieri
Che ci facciamo mancare,
Nei baci che custodiamo
Invece di manifestare.
Negli abbracci che timidamente nascondiamo.
Annulliamo ogni distanza sempre,
Così che io possa averti con me sempre,
Così che io stessa possa volare fino a te
E ogni alba,
Con il primo raggio di sole io possa sfiorati,
Mentre ancora dormi,
Accompagnarti fino al giungere della sera
E accanto a te chiudere gli occhi
Aspettando il nuovo giorno insieme.
Pista_Ciclabile_Renai-Cascine_-_Signa.JPG

Casa è…

Il mare…

Qui la solitudine si annulla, le delusioni bruciano meno, l’amarezza si cancella. Oggi pare che tutta la città si sia data appuntamento qui. Passeggio sul lungomare, i ristorantini sono tutti aperti e il profumo del pesce appena cucinato si mescola ai profumi del mare. L’aria sa ancora di crema solare. Il mare è una tavola, limpido, cristallino. Il sole ancora caldissimo, difficile credere sia una domenica di metà settembre.

È giorno di mercato, le bancarelle piene di colori, ho acquistato anche due vestitini.

Un gelato cioccolato e fragola e tutto mi sembra cosi perfetto…

Solamente avrei voluto che tu fossi qui, a vivere il mare con me.

Ma ognuno è ciò che è, vive di ciò che ha e di ciò che sceglie. Io ho scelto vento e mare, sarà salato, ma per la prima volta, ho messo me al primo posto.

E non intendo tornare indietro di un passo. Ho tagliato i capelli, le donne lo fanno quando vogliono che il loro mondo cambi.

Il mio cambia, e dove mi porterà, non mi resta che scoprirlo.

Per ora mare e mare sia.

parole

…parole…
Parole che fanno l’amore con te,
ti passano accanto e ti sfiorano,
civettuole,
toccano e fuggono,
baciano e si ritraggono,
sentono e ondeggiano,
poi… irrompono, dirette, esigenti, prepotenti,
vogliono e pretendono e vivono.
Parole, che fanno l’amore tra loro,
cullandosi, mescolandosi, incastrandosi l’una con l’altra,
compiendo una danza, in un crescendo,
allo stesso ritmo di corpi in amore,
fino al culmine, poi lente ricadono,
come petali sul cuore.
Parole per saziare la sete d’amore
colmano, rassicurano e scaldano
stringendo in un abbraccio senza fine,
e romantiche, come dolce miele  dorato
sfiorano le labbra con un bacio.
Parole per aggiustare pezzi rotti d’anima,
curano, salvano,
parole di vetro,
fragili, attente, sottili, delicate e trasparenti,
tendono la mano
quando il nero avvolge e portano con sé luce.
Parole che uccidono,
taglienti affondano la lama fin dentro l’anima
rigirano, contorcono, confondono, strappano e lacerano,
lasciando un cuore che sanguina.
…Parole…
nate in profondità
attinte da quel pozzo segreto di oscurità e luce
parole che non sono solo parole…neruda1.png

Il banco dei pegni

Agosto, pioveva incessantemente da ore. Un fortissimo vento faceva sbattere le persiane, dalla sua stanza poteva sentirlo, impetuoso, suonava quasi come fosse un lamento, un grido, un pianto. La madre si arrampicò sulla sedia di legno per raggiungere la cappa del camino, l’avrebbe smontata, era li dentro che conservava tutto l’oro, i gioielli, tutti i ricordi preziosi. Tirò fuori il sacchetto cacciato a fondo nella cappa, era tutto impolverato. Stava li da anni e anni, non ricordava neppure quando fosse stata l’ultima volta che lo aveva tolto da li, per mostrare alle proprie figlie i gioielli che in futuro sarebbero appartenuti ad entrambe, passando di mano in mano, di generazione in generazione.

Questa volta era diverso, questa volta non li avrebbe mostrati. Questa volta era sola. La follia di suo marito l’aveva costretta all’estrema umiliazione. Vendere al banco dei pegni l’oro che in passato era appartenuto alla madre, alla nonna, e alla suocera.

Raccolse un bracciale, lo portò al banco dei pegni perché potesse racimolare del denaro. Il bracciale valeva molti soldi, molti. Ma non poteva accettare quel denaro, dato l’elevato valore, perché il movimento fosse tracciato, il banco dei pegni le avrebbe versato la somma direttamente sul conto in banca a lei intestato. Ma questo era inaccettabile, lui lo avrebbe scoperto.

Fu così che tornò a casa con il bracciale, lo rimise insieme al resto dei gioielli e ne fece due mucchietti. Sarebbero andati uno ad ognuna delle proprie figlie.

L’indomani mentre era in compagnia della figlia maggiore, aprì la borsa ed estrasse una collana. Le disse, tieni, prendi questa, portala al banco dei pegni, pesa molto, puoi saldare i debiti che hai. Ma è il nostro segreto, non dir nulla a tuo padre.

La figlia si ritrovò con la pesante collana d’oro tra le mani. Ricordava bene quella collana, rivedeva la nonna quando la indossava. Lo ricordava come se da allora fosse trascorso un giorno soltanto. Erano passati 17 anni.

La mamma le disse vai al banco dei pegni, lui è bravo, è onesto, ti basteranno per i debiti e avanzeranno anche per altro se ne hai bisogno.

Ma lei, continuava a fissare la collana, era della nonna, l’avrebbero fusa per farne altri gioielli, o rivenduta. Quella collana apparteneva alla nonna. La nonna non avrebbe voluto venderla, e lei, non lo avrebbe permesso.

Sono solo cose, fa come ti dico. Le disse la madre.

Ma non sono cose mie, è della nonna.

La persona che in assoluto aveva amato di più e che mai, mai, in vita sua, l’aveva delusa, l’unica per cui lei era sempre stata al primo posto. L’unica. No! Non avrebbe venduto la collana, la nonna non avrebbe voluto…

E… niente…

E quello che ti ritrovi

Sono le tue mani piene di niente,

Tra le quali stringi solo polvere.

Resti tu sola, allo specchio

Ti attraversi con gli occhi,

La tua trasparenza, il tuo tutto, il tuo niente.

Essere tutto, essere niente.

Ricominciare, ripartire da zero.

Ogni volta una fine, quello che era, quello che eri.

Cosa resta? Niente, il niente di qualcosa che era tutto,

O era un niente nel quale trovare il tuo tutto.

Resti tu sola, neanche le lacrime, neanche più il tempo del pianto.

Resti tu, le tue stelle, i tuoi sogni, e tutto diventa polvere, e tu, diventi tu stessa polvere, mescolata a quel che resta, di speranze, di sogni e di stelle.

Inizi e fine, ogni volta, sempre… fine.

Un viaggio cominciato tra le stelle…

Rientrata questa sera, mi sono coricata al chiaro di luna. Sopra di me, un immenso cielo stellato. Chissà se vedrò una stella cadente? Non vedo una stella cadente da quando ero bambina. Allora mi accadde diverse volte di vederne, e per ognuna espressi un desiderio. Perché allora ne vedevo e ora non più? Forse avevo più tempo, forse più pazienza…così decisi di prendermi nuovamente quel tempo, quanto fosse necessario per vedere una stella cadente. Così avrei espresso un desiderio e questo si sarebbe avverato.

Così mi fermai, il tempo di una stella cadente. Il numero di stelle visibili in cielo era infinito, il cielo così limpido mi permise di vedere le costellazioni. Quali non so, e mi ritrovai a pensare alla Cintura di Orione, senza un perché, nemmeno la conosco, ma ha un bel suono, così provai a ripeterlo più volte nella mente…cintura di orione….cintura di orione..ma ancora nulla, a muoversi nel cielo solo aerei. Le stelle restavano li, immobili, come a dirmi “se sappiamo che aspetti di vederci cadere non cadremo mai”.

Decisi di attendere ancora, guardare il cielo era bello. Magico. Mi pareva che cielo e stelle mi fossero venuti incontro, avvicinandosi per rendersi più visibili. Mi sbagliavo. Non si erano avvicinati affatto, ero io ad essere andata verso di loro, rimanendo ferma, nello stesso punto.

Aspettavo, attesi la mia stella cadente, volevo donarle il mio desiderio.

Ricordai quando i miei bimbi mi dissero perché al mondo siam tutti mescolati. Perché gli inglesi non vivano tutti in Inghilterra, gli africani tutti in Africa, i cinesi in Cina, gli italiani in Italia e così via. Chiesi loro se fosse questo ciò che  vorrebbero dal mondo. Mi dissero sì….fu una pugnalata in petto per me.

Dissi loro, soprattutto ad uno di loro mi rivolsi, che data la sua fede in Dio, come può non pensare che il mondo sia uno soltanto, che sia stato creato senza confini, senza barriere e che sia stato l’uomo a crearli, solamente molto tempo dopo che il mondo stesso nacque.

E se così è, perché l’uomo genera distanze, fa nascere differenze, costruisce muri e issa confini. Perché se il mondo è uno e l’uomo è uno, deve esser limitato nello spazio? Ho chiesto loro, “ma se io, volessi vivere che ne so, a Londra o Singapore, non potrei?” Loro dissero,”certo che potresti” così domandai loro, “credete che per me sia giusto perché i mezzi di cui dispongo mi consentono di farlo? Ma se per sfortuna, solo sfortuna e niente altro, fossi nata altrove, e non disponessi dei mezzi necessari, e volessi comunque vivere a Londra o Singapore, non potrei farlo?”

Mi risposero “certo che potresti?”

Ma se fosse come voi dite, alcuni vostri amici, non li avreste conosciuti mai, sarebbero rimasti a vivere ognuno nella sua terra Natale… avreste preferito questo?”

“E se, come ci è accaduto oggi, tornando dal mare, con la bici della piccola insabbiata, quel ragazzo di colore, senza nulla chiedere in cambio, si è alzato da sotto il suo ombrellone, e sotto il sole cocente del mezzogiorno, ha trasportato a braccia la bici della piccola, per ben cinque minuti di cammino, senza nulla chiedere e senza nulla dire se non prego, sorridendo, in risposta ai miei infiniti grazie…ecco, dissi, se fosse stato il mondo come voi dite, nessuno ci avrebbe aiutato, perché quel ragazzo oggi vivrebbe altrove, e degli italiani che abitano in Italia, nessuno si alzò….allora sarebbe questo il mondo che volete?”

“Hai ragione mamma, non ci abbiamo pensato, che sciocchi…”

Torno alle stelle, nulla si è mosso, nessuna stella caduta, nessun desiderio espresso… avrei chiesto…

… al di la di responsabilità e doveri, senza mancare mai ad uno di questi, vorrei la vita che vorrei, il mio mondo lontano che divenga vita, te ed il mare nel cuore e negli occhi.

Ma nessuna stella per me, la vita è ingrata, forse le stelle conoscevano il mio desiderio, e per via di questo, non potevano cadere.